Rinascimento Sociale

Il declino economico e culturale dell'Occidente, ci ha tolto all' improvviso quelle certezze o illusioni, lavoro stabile, grandi industrie, istituzioni democratiche, identità nazionale, la fine dei tempi felici nei quali potevamo sentirci una zona privilegiata del mondo, un'isola di sicurezza, di benessere, di civiltà.

Troppe cose si sono globalizzate, economia, comunicazione, stili di vita e molte altre, per un contraccolpo di autodifesa, si sono localizzate e provincializzate, il nostro Paese sente di essere nel mezzo di un passaggio assai difficile della sua storia.

I nostri giovani attendono di definire i loro obiettivi da raggiungere (realizzazioni professionali, possibilità di creare il proprio nucleo familiare, come formare le risorse per affrontare serenamente la vecchiaia) e degli esempi da imitare (persone che portino il loro contributo alla crescita culturale, morale ed economica della comunità).

I 55/65enni hanno bisogno della certezza di poter lavorare, non solo per poter sopravvivere ma per rendersi protagonisti del cambiamento necessario per assicurare ai figli ed ai nipoti di vivere serenamente.

I pensionati che sanno che il loro domani non sarà così come lo avevano immaginato, anche loro potranno, vorranno e dovranno essere protagonisti del cambiamento.

In Italia ci sono 19 milioni di pensionati, 3,5 milioni di dipendenti pubblici su 60 milioni di abitanti. Gli italiani che lavorano nel privato devono pagare le tasse per mantenere in vita il 38% della popolazione escludendo bambini, studenti e disoccupati.

A cambiare il quadro che ci eravamo fatti sinora sul nostro futuro è principalmente l'allungamento dell'età lavorativa. A metà di questo secolo si andrà in pensione intorno ai 70 anni e si vivrà oltre gli 80 anni. Questi dati consigliano di spostare la nostra attenzione dalle pensioni agli aspetti della questione giovanile.

In Italia non sono solo i giovani a non lavorare: poco più del 30 per cento delle persone nella fascia di età tra i 55 e i 65 anni lavorano, contro il 45 per cento della Germania e il 70 per cento della Svezia. E’ necessario sviluppare un’economia che li veda impiegati e impegnati come protagonisti per costruire il futuro.

Continua