Revisioni e legislazione costituzionale

Secondo la procedura prevista dall’art. 138 della Costituzione per l’adozione delle leggi di revisione della Costituzione e per le altre leggi costituzionali sono necessarie due deliberazioni di entrambe le camere ad un intervallo non minore di tre mesi ed a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna di queste nella seconda votazione.

Le modifiche al testo della costituzione non devono comunque compromettere lo spirito repubblicano e gli ideali sui quali essa si fonda. La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale (art. 139).
La dottrina prevalente ritiene che i principi fondamentali (art. dall’1 al 12) siano una base irrinunciabile per lo spirito repubblicano su cui la Costituzione si fonda. Per questo motivo non possono essere modificati.

Nel caso in cui la legge costituzionale sia stata approvata con una maggioranza inferiore dei due terzi dei componenti in una o in entrambe le camere, se entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque Consigli regionali la legge è sottoposta a referendum e non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi.

Il testo originario della Costituzione, nel corso della storia, ha subito alcune revisioni, o emendamenti.

Le leggi di revisione costituzionale sono le seguenti:

  • Legge costituzionale n. 2 del 9 febbraio 1963, modificante gli articoli 56, 57, e 60 della Costituzione;
  • Legge costituzionale n. 3 del 27 dicembre 1963, modificante gli articoli 131 e 57 della Costituzione e istituzione della regione Molise;
  • Legge costituzionale n. 2 del 22 novembre 1967, modificante l’articolo 135 della Costituzione e le disposizioni sulla Corte costituzionale;
  • Legge costituzionale n. 1 del 16 gennaio 1989, modificante gli articoli 96, 134 e 135 della Costituzione, così come le disposizioni della legge costituzionale n° 1 dell’11 marzo 1953 e le norme in materia di procedura per i crimini considerati dall’articolo 96 della Costituzione;
  • Legge costituzionale n. 1 del 4 novembre 1991, modificante l’articolo 88, secondo capoverso della Costituzione;
  • Legge costituzionale n. 1 del 6 marzo 1992, revisione dell’articolo 79 della Costituzione concernente l’applicazione dell’amnistia e la riduzione delle pene;
  • Legge costituzionale nº 3 del 29 ottobre 1993, modificante l’articolo 68 della Costituzione;
  • L.cost. 22 novembre 1999, n. 1 – Disposizioni concernenti l’elezione diretta del Presidente della Giunta regionale e l’autonomia statutaria delle Regioni
  • L.cost. 23 novembre 1999, n. 2 – Inserimento dei principi del giusto processo nell’articolo 111 della Costituzione
  • L.cost. 17 gennaio 2000, n. 1 – Modifica all’articolo 48 della Costituzione concernente l’istituzione della circoscrizione Estero per l’esercizio del diritto di voto dei cittadini italiani residenti all’estero
  • L.cost. 23 gennaio 2001, n. 1 – Modifiche agli articoli 56 e 57 della Costituzione concernenti il numero di deputati e senatori in rappresentanza degli italiani all’estero
  • L.cost. 18 ottobre 2001, n. 3 – Modifiche al titolo V della parte seconda della Costituzione
  • L.cost. 23 ottobre 2002, n. 1 – Legge costituzionale per la cessazione degli effetti dei commi primo e secondo della XIII disposizione transitoria e finale della Costituzione
  • L.cost. 30 maggio 2003, n. 1, Modifica dell’art. 51 della Costituzione.
  • Legge Costituzionale 2 ottobre 2007, n. 1 di modifica dell’art.27: sopprime le parole: se non nei casi previsti dalle leggi militari di guerra

Per ciò che concerne le altre leggi costituzionali, un primo insieme riguarda l’approvazione o la modifica degli statuti delle Regioni autonome (statuto speciale), di cui alcuni sono stati approvati nel febbraio 1948 dalla Costituente. Si tratta delle leggi seguenti:

  • L.cost. 26 febbraio 1948, n. 2, Conversione in legge costituzionale dello Statuto della Regione siciliana emanato con R.D.Lgs. 15 maggio 1946, n. 455, Approvazione dello Statuto della Regione siciliana;
  • L.cost. 26 febbraio 1948, n. 3, Statuto speciale per la Sardegna;
  • L.cost. 26 febbraio 1948, n. 4, Statuto speciale per la Valle d’Aosta;
  • L.cost. 26 febbraio 1948, n. 5, Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige;
  • L.cost. 31 gennaio 1963, n. 1, Statuto speciale della Regione Friuli Venezia Giulia;
  • L.cost. 10 novembre 1971, n. 1, Modificazioni e integrazioni dello Statuto speciale per il Trentino-Alto Adige
  • L.cost. 23 febbraio 1972, n. 1, Modifica del termine stabilito per la durata in carica dell’Assemblea regionale siciliana e dei consigli regionali della Sardegna, della Valle d’Aosta, del Trentino-Alto Adige, del Friuli Venezia Giulia;
  • L.cost. 9 maggio 1986, n. 1, Modifica dell’articolo 16 dello statuto speciale per la Sardegna, approvato con la L.cost. 26 febbraio 1948, n. 3, concernente la definizione del numero dei consiglieri regionali;
  • L.cost. 12 aprile 1989, n. 3, Modifiche ed integrazioni alla L.cost. 23 febbraio 1972, n. 1, concernente la durata in carica dell’Assemblea regionale siciliana e dei consigli regionali della Sardegna, della Valle d’Aosta, del Trentino-Alto Adige e del Friuli Venezia Giulia. Modifica allo statuto speciale per la Valle d’Aosta;
  • L.cost. 23 settembre 1993, n. 2, Modifiche ed integrazioni agli statuti speciali per la Valle d’Aosta, per la Sardegna, per il Friuli Venezia Giulia e per il Trentino-Alto Adige;
  • L.cost. 31 gennaio 2001, n. 2, Disposizioni concernenti l’elezione diretta dei presidenti delle regioni a statuto speciale e delle province autonome di Trento e Bolzano.

Un ultimo insieme riguarda le leggi che introducono delle norme di natura costituzionale, e deroghe a quelle previste dalla costituzione. Tra queste sono incluse le leggi costituzionali del 22 novembre 1967 (n°2) la legge costituzionale del 16 gennaio 1989 (n° 1). Inoltre sono incluse le seguenti leggi:

  • Legge costituzionale n. 1 del 9 febbraio 1948, regola le attività della corte costituzionale e garantisce l’indipendenza della stessa;
  • Legge costituzionale n. 1 del 11 maggio 1953, regole complementari legate alla corte costituzionale;
  • Legge costituzionale n. 1 del 18 marzo 1958, modifica del termine ultimo per l’applicazione della disposizione transitoria XI della costituzione;
  • Legge costituzionale n. 1 del 9 marzo 1961, assegnazione di tre senatori ai comuni di Trieste, Duino Aurisina, Monrupino, Muggia, San Dorligo della Valle e Sgonico;
  • Legge costituzionale n. 1 del 21 giugno 1967, estradizione per crimini di guerra;
  • Legge costituzionale n. 2 del 3 aprile 1989, progetto di referendum orientativo per confermare il mandato al parlamento europeo che ebbe luogo nel 1989;
  • Legge costituzionale n. 1 del 6 agosto 1993, funzionamento della commissione parlamentare per le riforme istituzionali e per le regole di riforma costituzionali;
  • Legge costituzionale n. 1 del 24 gennaio 1997, istituzione di una commissione parlamentare per le riforme costituzionali.

La riforma costituzionale del 2001 confermata dal referendum del 7 ottobre 2001

Il Parlamento italiano, quasi alla conclusione della XIII Legislatura, ha approvato una rilevante modifica della Costituzione modificando 9 articoli della stessa, tutti contenuti all’interno del Titolo V della Seconda parte, relativo all’ordinamento territoriale italiano. La legge di revisione punta a creare le basi e le condizioni essenziali per una futura trasformazione dell’Italia in una Repubblica federale, in prima istanza rovesciando l’ordine di preminenza nella formazione delle leggi disposto dall’art. 117: se prima venivano elencate le materie in cui le Regioni avevano potere di legiferare (in via concorrenziale) ed era lasciata allo Stato la competenza su tutto il resto, ora vengono elencate le materie di competenza esclusiva dello Stato, nonché alcune materie di competenza concorrente dello Stato e delle Regioni, mentre viene lasciata alle Regioni la competenza generale o “residuale” (cosiddetto federalismo legislativo).

Altri effetti della riforma sono:

  • L’ordinamento policentrico della Repubblica italiana (adesso costituita dai Comuni, dalle Province, dalle Città metropolitane, dalle Regioni e dallo Stato)
  • La “costituzionalizzazione” di Roma capitale della Repubblica
  • La possibilità di concedere alle Regioni a statuto ordinario che ne facciano richiesta (e previa intesa con lo Stato) forme e condizioni particolari di autonomia (cosiddetto federalismo differenziato, di natura pattizia)
  • L’attribuzione ai Comuni della preminenza nell’azione amministrativa (inserimento in Costituzione dei principi del federalismo amministrativo)
  • L’introduzione dei principi di sussidiarietà verticale tra i vari livelli di governo della Repubblica e di sussidiarietà orizzontale tra gli enti pubblici e i cittadini
  • L’inserimento dei principi del federalismo fiscale e la previsione di un fondo perequativo per le aree svantaggiate del Paese (eliminando qualsiasi riferimento specifico al Mezzogiorno e alle Isole)
  • L’introduzione del potere di supplenza dello Stato qualora una Regione o un ente locale non svolga le funzioni proprie o attribuite
  • La previsione dell’inserimento negli Statuti regionali del Consiglio delle autonomie locali, quale organo di consultazione fra la Regione e gli enti locali
  • La soppressione del controllo preventivo statale sulla legislazione regionale
  • La possibilità, nelle more dell’istituzione del Senato federale (evento che completerà l’evoluzione in senso federale del Paese), di integrare la Commissione parlamentare per le questioni regionali con rappresentanti delle Regioni e degli enti locali

Questa riforma, realizzata sulla base di un testo approvato da maggioranza e opposizione nella Commissione bicamerale per le riforme istituzionali, non è stata appoggiata dal quorum dei 2/3 del Parlamento: ciò ha permesso l’indizione di un referendum per chiederne all’elettorato l’approvazione o la bocciatura. Attraverso il voto popolare del referendum, svoltosi il 7 ottobre 2001, il 64,20% dei votanti (34,10% di affluenza) ha espresso la volontà di confermare la riforma, entrata poi in vigore l’8 novembre 2001.