UNA NUOVA POLITICA

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Nel 1918 Max Weber scriveva un saggio, La politica come professione, che è illuminante già nel titolo, e che stabilisce una volta per tutte che il problema è che si è consolidata e moltiplicata una popolazione che vive di politica e che non sa fare altro.

Se perde il posto o le entrature nei centri di potere, resta disoccupata. Il politico di professione esiste oramai un po’ dappertutto, ma in Italia con una virulenza inedita che ci assegna tra i Paesi più corrotti al mondo.

L’attuale  classe politica fornisce esempi di comportamenti che molto spesso sconfinano nell’illecito. Intercettazioni, cronache giornalistiche, atti giudiziari, restituiscono l’immagine di un gruppo di persone spesso proprietarie di ville su remote spiagge oceaniche o di case con viste strepitose sui più bei centri storici della penisola, intente appena possono a trascorrere vacanze in costosissimi resort esotici, a consumare pranzi e cene in locali da nababbi con le scuse più inverosimili.

Decine di delegazioni di consiglieri comunali e regionali si regalano a spese dei contribuenti viaggi in prima classe nelle mete più lontane e negli alberghi più costosi, così come alti dirigenti  pubblici.

Nei grandi Paesi europei con cui amiamo confrontarci, un buon numero di parlamentari italiani sarebbe stato già da tempo, per una ragione o per l’altra, costretto a dimettersi. Difficilmente sarebbero tollerati i cumuli di incarichi e di prebende con cui in Italia alti magistrati e grand commis si permettono tenori di vita elevatissimi. I rapporti tra molti di loro e il mondo degli affari privati sarebbero oggetto di censure e di provvedimenti severi.

Il reclutamento della classe dirigente non risponde più alle attese. L’attuale classe dirigente è formata da individualisti, spesso meri autodidatti, di formazione provinciale che non esitano a capovolgere le scelte fatte da chi li ha preceduti, in un continuo ed estemporaneo fare e disfare del processo decisionale.

Il problema della selezione della classe dirigente è sempre più urgente nel nostro Paese: dirigenza politica, economica, amministrativa. Il sistema italiano necessita di una serie di interventi di profonda riforma, che solo una classe dirigente responsabile, preparata, riconosciuta e dotata di senso etico può realizzare.

Le leggi possono essere buone, anzi dobbiamo sforzarci di migliorarle, ma da sole non bastano. Le idee, come sempre, camminano sulle gambe degli uomini. Anche le migliori riforme necessitano di applicazioni corrette, questo è il nostro principale problema.

E’ ho ormai chiaro che la democrazia rappresentativa si è talmente degenerata da non essere più in grado di rispondere ai bisogni delle comunità.

All’interno delle comunità nascono sempre più spontaneamente movimenti di cittadini che elaborano e propongono quelle soluzioni ai problemi sociali ed economici  che la classe politica non sa trovare.

Sono ormai maturi i tempi per adottare la  democrazia diretta nella quale i cittadini, sono elettori che delegano il proprio potere politico ai rappresentanti i quali devono rispondere del loro operato al popolo sovrano (articolo 47 della Costituzione), sono anche legislatori aventi il diritto, costituzionalmente garantito, di proporre e votare direttamente le leggi ordinarie e le modifiche alla costituzione attraverso diversi istituti di consultazione popolare e diverse forme di partecipazione popolare.

Serve una scelta politica che incentivi la formazione della futura classe dirigente non in termini di arricchimento personale, ma di stima e considerazione sociale. La classe dirigente è, inoltre, l’unico vero strumento di motivazione delle nuove leve di lavoratori. Troppo spesso questi ultimi sono frustrati per l’assenza di progetti e motivazione e, demotivati, finiscono per perdere la loro potenziale spinta propulsiva.

La classe dirigente deve avere un suo stile riconoscibile, di sobrietà e dedizione all’interesse generale, ed un codice etico comune. È interesse di tutti assicurare una classe dirigente con queste caratteristiche. Si tratta di una precondizione, di un’infrastruttura essenziale, cui il Paese non può rinunciare.

Qualunque sia il sistema politico, economico e sociale, solo una classe dirigente ben preparata realizzerà risultati adeguati alla difficoltà della situazione. E l’apparato pubblico incaricato di funzioni socialmente rilevanti  deve  esser visto come il maggiore fornitore di servizi per la collettività.

Per garantirci un sistema che si rigeneri continuamente e completamente è necessario che tutte le cariche pubbliche debbano essere a tempo determinato, non più di 5 anni e non più di una legislatura per le cariche politiche. Il perché lo conosciamo tutti. Anche i più onesti, motivati e con sani principi, sono destinati a perdere l’iniziale concentrazione e rimanere  inevitabilmente vittime della routine che è la madre di quei  vizi che non possono essere concessi a chi gestisce gli interessi della collettività.

Chi vuole dedicarsi alla politica dovrebbe pensare di dedicarsi ad una “missione” che ha uno scopo ed un tempo definito per completarla

Abbiamo bisogno di  movimenti che propongano, discutano e decidano, non solo che abbiano o designino un capo. Abbiamo bisogno di elezioni vere, dove si possano giudicare dei progetti, non di un concorso di bellezza fra candidati.

L’attuale sistema elettorale che costringe a fare coalizioni «preventive» e le obbliga a designare formalmente un candidato premier è il meno adatto alle nostre necessità.

La nuova vera politica deve essere fatta di progetti che determinino in che modo ed in quanto tempo e con quali risorse si risolvono i problemi della società e dell’economia dell’Italia.

Il progetto destinato ad essere trasformato in  legge  deve essere il modello preventivo, realizzativo e gestionale, di ciò che si intende realizzare.

In occasione delle elezioni i cittadini dovranno valutare e voteranno i Progetti che i candidati parlamentari intendono portare in parlamento come disegni di legge.

I parlamentari dovranno essere prioritariamente il terminale delle istanze dei  cittadini, che potranno presentare i loro progetti sotto forma di iniziativa popolare legislativa, garantendo la giusta precedenza nelle agende delle commissioni  parlamentari che sono il luogo in cui inizia l’iter parlamentare per la discussione e l’approvazione delle leggi.

Il pieno coinvolgimento dei cittadini all’interesse per la cosa pubblica può completarsi con la possibilità di presentare delle Petizioni Popolari al Parlamento come previsto dalla Carta Costituzionale italiana ed i referendum non dovranno essere più soggetti al raggiungimento del quorum.

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