FISCO. 50 NUOVI CODICI TRIBUTARI E NUOVI ADEMPIMENTI

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Lo Stato spende meno ma sono aumentati i costi per i contribuenti.

Su 94 ordinamenti tributari analizzati in tutto il mondo, solo Turchia e Brasile superano il Fisco italiano in tema di complessità , il che ci assegna la non invidiabile prima posizione tra le nazioni dell’Unione Europea.

Eppure questo doveva essere l’anno delle semplificazioni fiscali e del taglio dei documenti inviati all’Agenzia delle Entrate. Invece, secondo i calcoli realizzati dai commercialisti italiani, la situazione si è ulteriormente complicata e da questa constatazione nasce la lettera di potestà  inviata dal presidente Miani al direttore dell’Agenzia delle Entrate, Ernesto Maria Ruffini. Basti pensare che nel 2016 sono stati inviati alle Entrate 177 milioni di documenti mentre quest’anno siamo a 130 milioni e si chiuderà , verosimilmente, a 200 milioni di documenti. Ad appesantire il processo ci hanno pensato le nuove comunicazioni trimestrali dell’Iva: al momento sono quasi 3,9 milioni in più i documenti trasmessi. Persino i codici tributari sono saliti da 300 a 350 (anche se questo non equivale a un aumento delle tasse).

Attenzione però, nessuno vuole buttare il bambino insieme all’acqua sporca: l’introduzione del Fisco online ha permesso evidenti risparmi di spesa (stimati intorno a 2 miliardi di euro) per le casse dello Stato, secondo l’Ocse si tratta del risparmio più consistente realizzato in Europa negli ultimi anni. «I risparmi di spesa per lo Stato però si sono tradotti in maggiori costi a carico dei contribuenti e dei commercialisti che li assistono a causa del moltiplicarsi degli adempimenti fiscali di questi ultimi anni. Solo per citare i casi più clamorosi, si pensi ai nuovi obblighi di comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche Iva e di tutte le fatture emesse e ricevute.

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